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Come si scrive una tesina d'esame

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Note per la redazione di una tesina come prova finale di verifica
per l'esame di Antropologia culturale

a cura di Fabio Dei  

   Le note che seguono rappresentano un primo abbozzo di indicazioni pratiche per la stesura di un testo costruito secondo alcune elementari convenzioni della scrittura saggistica. Si tratta di indicazioni non sistematiche e certamente  assai incomplete, guidate dalla constatazione delle principali difficoltà che gli studenti incontrano nello scrivere una tesina o relazione d'esame, nonché dall'esperienza dei più comuni errori che sono commessi. 
 

  1. 1.    Scelta dell'argomento

 

La tesina deve vertere su uno degli autori, delle scuole, dei dibattiti o dei nodi concettuali affrontati nel corso del modulo. Riporto di seguito alcuni possibili argomenti, con basilari indicazioni bibliografiche di partenza.

a)      Il dibattito sulla demarcazione del folklore in Italia negli anni '70

(G. Sanga, a cura di, La cultura popolare. Questioni teoriche, Numero monografico di La ricerca folklorica, 1, 1980)

b)      Definizioni contemporanee di folklore

      (F. Mugnaini, "Le tradizioni di domani", in Oltre il folklore, cit.; siti web  

       http://www.nyfolklore.org/resource/what.html; http://www.folklore.bc.ca/Whatsfolk.htm.)

c)      La riflessione teorica sul concetto di tradizione

        (G. Lenclud, "La tradizione non è più quella d'un tempo", in Oltre il folklore; R. Bauman,

        "Folklore", in R. Bauman, a cura di, Folklore, Cultural Performances, and Popular

        Entertainments, New York, Oxford University Press, 1992, pp. 29-40;   E.Hobsbawm,

        "Come si inventa una tradizione", in E.Hobsbawm, T. Ranger, a cura di, L'invenzione

        della tradizione, trad. it. Torino, Einaudi, 1987, pp. 3-17)

d) Folklore e folkorismo

(testi di H.Bausinger e E. Dettmer in Oltre il folklore);

e)      Etnografia dello spettacolo televisivo

(S. Moores, Il consumo dei media. Un approccio etnografico, trad. it. Bologna, Il Mulino, 1998)

f)        J. Fiske e i cultural studies

(J. Fiske, Understanding popular culture, London Routledge, 1989)

g)      Etnografia delle subculture giovanili

(S. Hall- T. Jefferson, a cura di, Resistence through Ritual, London, Routledge, 1980)

h)      Studiare la musica popolare

(R. Middleton, Studiare la popular music, trad. it. Milano, Feltrinelli, 2001; http://home.planet.nl/~kick/hegemony/helpcontents1.htm)

i)        Arte e cultura popolare: il caso latino-americano 

(N.G.Canclini, Culture ibride. Strategie per entrare e uscire dalla modernità, trad. it. Milano, Guerini, 1998)

Altri argomenti potranno essere concordati con il docente, purché abbiano attinenza con il nucleo tematico del corso.  

 

  1. 2.    Articolazione del testo.

 

E' importante pensare fin dall'inizio il testo come articolato in punti (capitoli, paragrafi), legati da una logica argomentativa. E' consigliabile dunque cominciare con la stesura di una scaletta o indice, che naturalmente potrà essere modificato nel corso del lavoro. I paragrafi in cui il testo è suddiviso vanno numerati e preferibilmente contrassegnati da titoli: deve trattarsi di porzioni di testo per quanto possibile omogenee sul piano dell'ampiezza e del ruolo argomentativo che svolgono. Per un testo della lunghezza suggerita (40-50 mila caratteri) è ragionevole una suddivisione in 5-7 paragrafi. Questo metodo di lavoro implica che si abbia piena padronanza dell'intero argomento prima di cominciare a scrivere: è sbagliato, di norma, cominciare a scrivere i primi paragrafi senza ancora aver progettato l'intero sviluppo del testo. D'altra parte, la scrittura di solito richiede di tornare sulle fonti utilizzate per approfondirne la comprensione, per chiarire punti ambigui o controversi, per individuare citazioni appropriate e così via.

Seguono due esempi di articolazione di un indice.

 

 

Esempio primo. Articolazione di una tesina sul tema "Romanticismo e folklore":

 

1. le basi filosofiche  del popolarismo romantico

2. il concetto di Volksgeist

3. Poesia come espressione dell'anima popolare: Ossian, Brentano-Von Arnim e l'invenzione  

    della letteratura popolare

4. Il patrimonio della cultura popolare e la sua rielaborazione estetica: l'esempio dei fratelli 

   Grimm

5. Poesia popolare e nazionalismo politico: l'esempio di Tommaseo e del Risorgimento italiano

6. Il romanticismo idillico e conservatore dopo il 1848

7. La fusione tra romanticismo e positivismo e le derive razziste del movimento romantico.

 

   

   Questa articolazione segue uno schema cronologico, scorrendo dalla fine del '700 alla seconda metà dell'800. Il problema di come trattare un così ampio tema di storia delle idee è risolto individuando alcuni concetti o problemi chiave (anima popolare, la  rielaborazione letteraria del folklore, il nesso con il nazionalismo…) e scegliendo (in modo più o meno arbitrario) alcuni nomi come esemplificativi di "tendenze" o aspetti del movimento romantico. Inoltre in questa scaletta c'è un implicito elemento unificante, una interpretazione centrale che tiene insieme l'intera argomentazione: vale a dire l'idea di una parabola etico-politica  del popolarismo romantico, con il 1848 a fare da spartiacque tra una fase "progressista" e una "conservatrice". Per quanto possa essere discutibile, questa tesi dà unità alla trattazione: per questo, può essere opportuno esplicitarla in una introduzione o nelle conclusioni della tesina. 

 

Esempio secondo. Articolazione di una tesina su "Etnografia dello spettacolo televisivo" (v. sopra):

 

  1. L'approccio alla televisione della sociologia critica (Adorno, Althusser, "Screen")
  2. Stuart Hall e il problema della decodifica del messaggio televisivo
  3. L'approccio etnografico e la scuola di Birmingham
  4. Etnografie del pubblico televisivo: il caso delle soap operas ( o delle news)
  5. Bourdieu e la costruzione sociale del gusto estetico
  6. Elitismo e popolarismo
  7. Il ruolo della tecnologia multimediale nella vita domestica

 

 

 

Questa scaletta, largamente basata sul testo di S. Moores sopra indicato, segue una logica "mista". I primi tre paragrafi ripercorrono la costruzione dell'approccio "etnografico" al pubblico televisivo che caratterizza gli studi degli ultimi 20-25 anni, con la critica a una tradizione sociologica precedente (par.1), la messa a fuoco di un autore particolarmente significativo e "fondatore" (par. 2) e la costituzione di una compatta tradizione  di ricerca (par. 3). I restanti paragrafi invece prendono in esame aspetti diversi di questa tradizione di ricerca, concentrandosi su casi (par.4), su tematiche legate ad autori (par. 5, 7), su dibattiti aperti (par. 6). Anche in questo caso c'è un'idea forte: l'affermazione di un paradigma interpretativo che, insistendo sul ruolo attivo di pubblici culturalmente situati nella decodifica del messaggio televisivo, apre lo spazio di una etnografia della televisione - spazio che restava invece precluso alla sociologia critica dominante fino agli anni '60-'70.

   Nella composizione del testo, particolare attenzione va posta ai capoversi. "Andare a  capo" significa segnalare una pausa nella articolazione argomentativa: acquisito un punto o un passaggio, si passa al successivo. Dunque i capoversi devono avere un minimo di compattezza concettuale, e la loro successione dovrebbe aiutare il lettore a seguire l'argomentazione o l'organizzazione dei contenuti proposta. Lo stesso vale per l'uso di schemi, elenchi puntati etc. 

  Ecco alcune altre avvertenze grammaticali e di stile che mi sembra importante formulare,  sulla base della pregressa esperienza di lettura e correzione di tesine:

-    comporre periodi per quanto possibile brevi;

-         usare il meno possibile punti esclamativi e puntini di sospensione 

-         non apporre l'articolo determinativo davanti ai cognomi, secondo una convenzione un tempo largamente diffusa ma oggi decisamente superata: p.es. Croce e non il Croce, de Martino e non il de Martino. Ciò vale anche per nomi femminili - per i quali, singolarmente, l'uso dell'articolo resiste di più: dunque  Douglas e non la Douglas, Mead e non la Mead etc.)

-         per evidenziare parole o frasi nel testo, usare il corsivo (si evita di solito il neretto, il sottolineato, il maiuscoletto etc.), e usarlo con parsimonia. Il corsivo si utilizza anche per la citazione di titoli di libri o altre opere (p.es. "dopo la pubblicazione di Sud e magia, De Martino si dedicò a…"; "il film Apocalipse Now è una rilettura di Hearth of Darkness di Conrad…" etc.), e per parole non italiane inserite nel testo, laddove queste non siano entrate nell'uso comune Esempi: "il moderno fieldwork antropologico si è affermato a partire da…";  "gli studiosi appartenenti alla tradizione dei cultural studies lavorano a un programma di etnografia della cultura popolare.::"; "l'identità personale ha a che fare con la condizione sociale, il gender, l'età…". Da notare in questi esempi che fieldwork potrebbe esser benissimo sostituito da "ricerca sul campo": usare fieldwork ha senso solo per sottilineare il riferimento alla tradizione metodologica anglosassone; cultural studies è invece il riferimento a un filone di studi ben preciso, e non potrebbe esser tradotto con il generico "studi culturali"; gender è naturalmente sostituibile con  genere, che però in italiano  ha anche altri significati (p.es. genere letterario, in inglese genre). Per parole straniere entrate nell'uso comune non si usa il corsivo (p.es. "film", "standard"). Non esiste tuttavia una regola precisa, e molti casi possono essere controversi (p.es. "mass media", "élite", "performance" etc.). Ricordo comunque  che i sostantivi  non italiani sono di solito trattati come invariabili nel passaggio dal singolare al plurale: dunque si scriverà "i film" e non "i films" etc.   

-         Nelle tesine elaborate al computer sono piuttosto frequenti sviste tipografiche, errori di digitazione etc. E' importante controllare e correggere questi errori attraverso una attenta rilettura. La correzione automatica attraverso il computer può esser utile ma non sufficiente: anzi, può di per sé produrre errori, modificando nomi propri o parole non presenti nel thesaurus del software. 

 

 

  1. 3.    Ricerca dei materiali

 

  Nella realizzazione di un testo saggistico, il momento del reperimento delle fonti e della costruzione della bibliografia di riferimento gioca un ruolo cruciale. In questo caso, in relazione ai 4 cfu del modulo, la ricerca bibliografica non può che essere ridotta al minimo. Vorrei tuttavia incoraggiare qualche sondaggio autonomo di ricerca da parte degli studenti.

I principali strumenti di ricerca bibliografica sono:

a)      le indicazioni bibliografiche contenute in volumi, riviste, repertori

b)      i cataloghi delle biblioteche

c)      repertori e banche dati accessibili tramite Internet

 

   Le modalità di una ricerca bibliografica possono essere molto diverse a seconda del tema che si intende trattare e del livello di approfondimento ricercato. E' sempre utile partire da testi di reference, come dizionari o enciclopedie o repertori bibliografici, e dalla consultazione dei cataloghi a soggetto di biblioteche specializzate. Il problema, con questi strumenti, è che raramente sono aggiornati e rischiano di proporre una bibliografia datata. Per aggiornamenti è utile lo spoglio di annate recenti di riviste specializzate. Da tener presente che la costruzione di una bibliografia è sempre un'opera aperta: le tre fasi del lavoro di ricerca teorica - trovare la bibliografia, studiare i testi e quindi scrivere - non sono mai rigidamente separati e sequenziali. Se non si inizia a studiare i testi reperiti, è difficile capire cosa è più o meno pertinente al nostro tema e quindi proseguire con ampliamenti della bibliografia nella direzione giusta.

   Oggi quasi tutti gli strumenti citati, dai repertori bibliografici a tema ai cataloghi di biblioteche agli indici delle riviste, sono disponibili in rete. Occorre dunque imparare ad usare al meglio e n modo critico le risorse offerte da Internet. Ecco alcuni strumenti che si possono utilizzare:

a)      per la ricerca di testi recenti su paraticolare tematiche, strumenti utili sono i cataloghi in rete di librerie, quasi sempre dotati di efficaci motori di ricerca. Per l'Italia, p.es., www.internetbookshop.it è un buon sito per ricercare testi e verificarne la disponibilità sul mercato (senza naturalmente l'obbligo di acquistare: una volta individuato l'esatto riferimento bibliografico, è possibile cercarlo nelle biblioteche). Tra le librerie on-line internazionali, particolarmente utile come strumento di ricerca è www.amazon.com, che censisce volumi  principalmente ma non solo in lingua inglese, e che per molti testi fornisce gratuitamente indice, abstract e alcune pagine scaricabili, oltre a suggerimenti su testi di argomento analogo (una funzione preziosa se si è in cerca di un primo orientamento in un certo settore). Naturalmente questo tipo di ricerca non garantisce completezza e sistematicità; ne restano inoltre esclusi i saggi che appaiono su rivista, spesso fondamentali per la ricostruzione del dibattito scientifico. Occorre inoltre avere la pazienza di fare diversi tentativi con le parole chiave: parole chiave o loro combinazioni troppo specifiche possono non dare risultati, parole chiave troppo generiche producono elenchi di centinaia di risultati, difficilmente fruibili.

 

b)      Per la ricerca attraverso i cataloghi delle biblioteche vi è in Italia una rete ormai abbastanza vasta di OPAC (online public access catalogues), attraverso i quali individuare dove un libro è materialmente disponibile alla consultazione e al prestito (per informazioni generali sull'uso degli OPAC si vedano http://www.spbo.unibo.it/aiber/bibtime/num-ii-1/gnoli.htm e http://www.aib.it/aib/contr/gnoli1.htm). Non tutte le biblioteche universitarie sono purtroppo in rete. L'accesso a un sistema nazionale di collegamenti si può avere tramite il sito della AIB (associazione italiana bibliotecari): http://www.aib.it/aib/lis/opac1.htm, distinto per sistemi regionali. Per quanto riguarda le biblioteche straniere, il catalogo della celebre Library of Congress statunitense si apre a  http://catalog.loc.gov/. Per l'Inghilterra, il sistema COPAC garantisce un catalogo unificato di oltre 20 biblioteche universitarie unitamente alla British Library (http://www.copac.ac.uk/copac/). Il catalogo della Bibliothéque Nationale de France si apre a  http://catalogla.bnf.fr:8090/html/i-frames.htm. Per un portale di accesso a numerosi cataloghi di biblioteche francesi e spagnole si veda http://www.rcci.net/resources/library.htm. Un elenco di altre biblioteche europee si trova in http://www.bibliotecasatta.net/links2.htm

 

c)      Portali di accesso a risorse on-line di tipo antropologico. Ce ne sono di assai rilevanti soprattutto in lingua inglese, in primo luogo quello della American Anthropological Association:

 

    http://www.aaanet.org/resinet.htm;

    Si vedano anche, fra gli altri:

     http://vlib.anthrotech.com/

     http://home.worldnet.fr/clist/Anthro/index.html

           http://vax.wcsu.edu/socialsci/antres.html.

          Questi portali comprendono numerosi link a siti, universitari e non, che forniscono

          bibliografie, raccolte di testi, rassegne tematiche etc. in buona parte gratuite. Per quanto

          riguarda l'ambito del folklore, un buon punto di partenza per l'esplorazione di risorse on-line 

          è:

          http://www.siskiyous.edu/class/engl12/references.htm.  

          Numerosi sono anche i siti dedicati ai cultural studies e alla popular culture. Si veda p.es. 

          quello della Università dello Iowa:  

          http://www.uiowa.edu/~commstud/resources/culturalStudies.html

         Una parte di questo sito (http://www.uiowa.edu/~commstud/resources/culstdypapers.html

         offre una  raccolta di saggi liberamente scaricabili. Un'altra notevole raccolta di link su temi di  

         cultura popolare è fornita dalle edizioni Blackwell:

         http://www.blackwellpublishing.com/cultural/.

 

 

d)      Quasi tutte le principali riviste internazionali di antropologia, cultural studies, folklore hanno siti web dai quali si ha accesso gratutito a indici, abstract degli articoli, talvolta testi completi (oltre naturalmente alla possibilità di accedere a pagamento all'intero contenuto della rivista). Fra le principali:

      American Anthropologist (http://www.aaanet.org/aa/),

      Current Anthropology (http://www.journals.uchicago.edu/CA/home.html),

      Journal of the Royal Anthropological Institute (già Man

      (http://www.jstor.org/journals/13590987.html),

      L'Homme. Revue Francaise d'anthropologie

      (http://www.ehess.fr/editions/revues/homme.html),

      Critique of Anthropology

             (http://www.sagepub.co.uk/frame.html?http://www.sagepub.co.uk/journals/details/j0040.html),   

             Social Anthropology

             ( http://titles.cambridge.org/journals/journal_catalogue.asp?historylinks=SUBJ&mnemonic=SAN).

       Per un ampio elenco di riviste antropologiche e altre risorse antropologiche on line si veda:    

       http://www.sosig.ac.uk/ethnology_ethnography_anthropology/

 

e)      Infine, può talvolta esser utile l'esplorazione della rete attraverso i comuni motori di ricerca, in primo luogo Google, soprattutto per ricerche su argomenti molto specifici. Questo tipo di surfing è di solito laborioso e richiede tempo e una certa pazienza; può tuttavia portare a risultati imprevisti.

 

   Sono necessarie alcune osservazioni di carattere generale sull'uso di Internet come strumento di ricerca. In primo luogo, come è noto, Internet è praticamente privo di ogni filtro selettivo per quanto riguarda la qualità, l'autorevolezza, l'attendibilità dei documenti. A fronte di una grande quantità di materiali disponibili, occorre usarli con molta cautela, verificandone la natura, la provenienza, la credibilità. Proprio per l'estrema "democraticità" che lo caratterizza come tecnica comunicativa, Internet non fa differenze di status pregresso, eliminando gerarchie istituzionali e accademiche  e ponendo ogni contributo  sullo stesso piano: per cui il contributo del più esimio professore di antropologia e del più inesperto studente del primo anno si presentano in rete come perfettamente simmetrici e paritari. Di più, i contributi scientifici e quelli di altro tipo tendono inesorabilmente a mischiarsi: occorre allora saper distinguere, secondo un vecchio detto, il discorso del pescatore da quello del pesce (le risorse della disciplina rispetto al suo oggetto).  Ciò vale in particolare per temi come folklore, folklorismo, tradizione, cultura popolare,  coinvolti in diversi tipi di discorso e a livelli molto diversi di quella che potremmo chiamare consapevolezza scientifica. Basta provarsi a digitare queste parole su un motore di ricerca, anche incrociandole con "antropologia" o "scienze sociali", per rendersene conto. Dunque, non vìè autorevolezza garantita in rete, e occorre affrontare i materiali che vi si reperiscono in modo il più possibile critico - anche se, naturalmente, vi sono criteri di discernimento, quali la presenza di documenti all'interno di siti universitari o istituzionalmente accrditati. 

   Una seconda osservazione riguarda la reperibilità in rete di materiali didattici di ogni tipo. Soprattutto nei siti statunitensi, ad esempio, è abbastanza comune trovare elaborati "di servizio", come profili di autori importanti, riassunti approfonditi di opere particolari, sintesi teoriche su molteplici argomenti. Questi materiali possono essere utili, ma non è facile servirsene nella redazione di elaborati (a meno di non copiarli direttamente, cosa sempre possibile ma non consigliabile, non solo perché configura un plagio, ma perchè danneggia la costruzione di un discorso autonomo; a meno che un elaborato non sia interamente copiato, i "corpi estranei" al suo interno sono palesi e ne compromettono la compattezza).  E' opportuno usarli come strumenti di supporto allo studio, eventualmente anche come modelli argomentativi e di scrittura (ma la qualità, insisto, non è garantita). Quando se ne utilizzino delle parti, anche magari soltanto per fornire banali dati biografici su un autore, occorre comunque citare la fonte.

 

                                                                                               

  1. 4.    Citazioni, rimandi bibliografici e note

 

   Nell'esporre o nel discutere criticamente i punti di vista degli autori affrontati, è spesso opportuno usare alcune citazioni dirette dai loro scritti. La citazione, della lunghezza di alcune righe (mai oltre mezza pagina), deve riprodurre fedelmente, senza alcuna variazione, il testo originale. Nel caso si vogliano introdurre salti nel discorso originale, questi vanno indicati con il segno […]. Anche altre variazioni devono essere segnalate tra parentesi quadre: p.es. parole inserite per chiarire il senso del discorso, o eventuali commenti (che però è opportuno rimandare alla fine della citazione). Se si desidera sottolineare alcune parole all'interno della citazione, si può usare il corsivo, specificando, alla fine della citazione stessa, che il corsivo è aggiunto. Se la citazione originale contiene già parole in corsivo, d'altra parte, è opportuno specificare che il corsivo è dell'autore.

   In che rapporto porre la citazione e il testo? Se la citazione è molto breve (1-2 righe), è meglio inserirla nel testo contrassegnandola con virgolette ( "aaabbb" oppure «aaabbb»). Se la citazione è più lunga, si può scorporarla dal testo, separandola con una riga bianca e formattandola con margini esterni leggermente più ampi, eventualmente con caratteri in corpo più piccolo e con una interlinea minore. Esempi:

 

Così l’esperienza del dramma sociale si fa sempre più individuale e “virtuale”, e viene a coincidere in larga parte con l’esperienza del consumo culturale di massa.  Come si esprime Chaney, “il dramma spettacolare si è naturalizzato nell’esperienza quotidiana”; un processo che può essere descritto come la “spettacolarizzazione della vita quotidiana” o, all’inverso, come la “routinizzazione delle forme spettacolari” (Chaney 1993, p. 181).

 

 

 

Anche nell’ambito degli studi sul moderno turismo di massa  l’ipotesi liminoide ha avuto ampio spazio, a partire – ancora una volta - dagli studi di Turner sul pellegrinaggio :

 

Come il pellegrino, il turista si sposta da un luogo familiare ad uno lontano, per ritornare poi al luogo familiare. Nella località lontana sia il pellegrino che il turista si dedicano al “culto” – anche se in maniera differente – di luoghi sacri, e come risultato raggiungono un tipo analogo di esperienza soggettiva […] Viene permesso un comportamento non serio e giocoso, incoraggiato da una communitas o da una solidarietà sociale relativamente spontanea (Urry 1990, p. 28; corsivo aggiunto). 

 

Alcuni autori interpretano tale analogia nei termini del carattere sacro del turismo, che vedono come strutturalmente contrapposto al tempo del lavoro e alle routines della quotidianità…

 

 

In questo secondo caso la citazione è staccata dal testo, ha un margine più stretto di un centimetro sia a sinistra che a destra e una interlinea "singola" (contro l'interlinea "minima 18" del testo; v. menù Formato-Paragrafo di MS Word).

Come si vede dagli esempi, al termine della citazione occorre segnalarne la provenienza attraverso un riferimento bibliografico. Quest'ultimo può avere due forme:

a)      il sistema di notazione sintetica con l'indicazione del cognome dell'autore e dell'anno di edizione, seguito (separato da virgola oppure da due punti) dal numero della pagina da cui la citazione è tratta, con rinvio a una bibliografia finale (vedi oltre);

b)      la nota a pie' di pagina con l'ndicazione estensiva dell'opera. In questo caso è opportuno usare i  sistemi di inserimento note di cui sono dotati i più comuni word processor (p.es in MS Word: da menu "inserisci" cliccare "note" e scegliere "nota a piè di pagina"; le note così inserite sono ordinate automaticamente dal software e visibili in modalità "layout di lettura" di "visualizza", oppure, in modalità "normale"  di "visualizza", posizionandosi sopra il numero della nota con il mouse). Ecco l'esempio precedente con il riferimento bibliografico tramite nota:

 

Così l’esperienza del dramma sociale si fa sempre più individuale e “virtuale”, e viene a coincidere in larga parte con l’esperienza del consumo culturale di massa.  Come si esprime Chaney, “il dramma spettacolare si è naturalizzato nell’esperienza quotidiana”; un processo che può essere descritto come la “spettacolarizzazione della vita quotidiana” o, all’inverso, come la “routinizzazione delle forme spettacolari” [1]

 

 

Quando si usano le note a piè di pagina, una volta citata un'opera non occorre più citarla per esteso le volte successive. Si può usare la formula "Ibid.", seguita o meno dal numero di pagina, per citazioni contigue della stessa opera . Se le citazioni non sono contigue, si può citare il nome dell'autore seguito dalla formula "op.cit." (opera citata); se dello stesso autore sono state in precedenza citate più opere, si può ripetere il titolo, per intero o abbreviato con puntini di sospensione, aggiungendo la formula "cit.". Es.:

 

 

nota 1 - D. Chaney, Fictions of Collective Life. Public Drama in Late Modern Culture, London, Routledge, 1993, p. 181

nota 2 - Ibid, p. 185

nota 3 - J. Urry, The Tourist’s Gaze. Leisure and Travel in Contemporary Societies, London, Sage; trad. it. Lo sguardo del turista, Roma, SEAM, 1995, p. 25

nota 4 - D. Chaney, op. cit., p. 190

nota 5 - V. Turner, The Ritual Process. Structure and Anti-Structure, Chicago, Aldine; trad.it Il processo rituale, Brescia, Morcelliana, 1972, p. 12

nota 6 - V. Turner, From Ritual to Theathre. The Human Seriousness of Play, New York, Performing Arts Journal Publications; trad. it Dal rito al teatro, Bologna, Il Mulino, 1986, p. 85

nota 7 - J. Urry, op. cit., pp. 27-28

nota 8 - V. Turner, The ritual process…, cit., p. 15

 

 

   I riferimenti bibliografici vanno apposti anche quando, pur non ricorrendo a citazioni dirette da un testo, si utilizzino parafrasi di esso, o informazioni, giudizi, punti di vista in esso contenuti. In linea di massima, occorre rendere il più possibile trasparenti i riferimenti che si utilizzano: e ciò vale anche per l'impiego di enciclopedie e testi di reference, nonché per il ricorso a testi scaricati da siti web. In quest'ultimo caso, pur non essendosi ancora affermate chiare norme per la citazione, è opportuno far riferimento all'indirizzo della pagina web e, possibilmente, alla data in cui è stata consultata.   Sempre come regola generale, ricordo l'importanza di comporre un testo nel quale siano chiaramente distinguibili il proprio discorso e quello degli autori che si stanno utilizzando o discutendo: dev'essere sempre chiaro quando sto riportando il punto di vista di altri e quando sto formulando giudizi miei. Le citazioni bibliografiche sono strumento assai utile in questo senso.

 Nella saggistica accademica, ci sono diversi stili di uso delle note a pie' di pagina e dei riferimenti bibliografici. Da un lato, un uso essenziale, che si limita strettamente ai testi utilizzati, direttamente discussi e citati. Dall'altro, la tendenza a citazioni sovrabbondanti, con note a pie' di pagina  che divengono talvolta vere e proprie rassegne bibliografiche su temi specifici. Nell'esempio sopra riportato, citando Victor Turner posso limitarmi al volume Dal rito al teatro che sto utilizzando, oppure posso citare alcune altre opere di Turner connesse al tema che mi interessa, quello del dramma sociale, nonché alcuni saggi critici dedicati all'opera di Turner e al concetto di dramma sociale. Lo stile ampio o sovrabbondante, dominante in alcune tradizioni intellettuali (i saggi di Carlo Ginzburg ne sono un esempio molto chiaro; o si veda Tempo di sogno di H.P. Duerr , trad. it. Milano, Guerini, come esempio di un libro in cui le note occupano molto più spazio del testo), è utile perlomeno sul piano didattico: abitua a inquadrare storicamente gli strumenti culturali che si utilizzano, e favorisce l'acquisizione di un fondamentale atteggiamento critico. Tuttavia si dovrebbe evitare di citare opere che non si conoscono direttamente, solo per il gusto di ampliare le proprie note e sfoggiare erudizione.

   Va da sé che le note si possono usare non solo per le citazioni bibliografiche, ma per osservazioni, commenti etc. che non si vogliono inserire direttamente nel testo,  perché hanno carattere digressivo e incidentale, o disturberebbero il procedere dell'argomentazione principale.

 

 

 

 

 

  1. 5.    Bibliografie.

 

Le norme per la citazione bibliografica di libri e articoli sono assai variabili: non esiste un unico standard universalmente accettato sul piano internazionale, e anche in Italia le case editrici utilizzano sistemi piuttosto diversi. Tuttavia si possono indicare alcuni punti fondamentali, con la raccomandazione-chiave di utilizzare sempre lo stesso sistema di notazione all'interno dello stesso testo. Fornisco di seguito un possibile sistema di notazione.

a)      Citazione di volumi. I volumi si citano attraverso i seguenti campi, separati da una virgola:

- cognome dell'autore

            - nome dell'autore per esteso, oppure soltanto le iniziali puntate

            - titolo del libro, in corsivo (eventualmente seguito da sottotitolo)

            - città di edizione (qualora non sia indicata esplicitamente o inferibile, si usa "s.l.") 

            - casa editrice (facoltativo)

            - anno di edizione (qualora non sia indicata esplicitamente o inferibile, si usa "s.d.")

      Esempio: De Martino, E., La terra del rimorso, Milano, Il Saggiatore, 1961 

       Se il libro ha più autori, fino a 3, si fanno seguire gli altri cognomi e nomi come campi separati, nell'ordine che appare sul frontespizio del volume. Se gli autori sono più di tre, si può usare il cognome-nome del primo autore citato sul frontespizio seguito dalla formula "et alii", o "et al.".; oppure, in alternativa, si sostituisce al campo dell'autore la formula "AA.VV." (autori vari). Se si tratta di un volume antologico con un curatore, si appone il cognome-nome del curatore nel campo-autore, seguito dalla formula "a cura di" (o in inglese "ed.", o "eds." se si tratta di più curatori, o in francese "sous la direction de", o in tedesco "Hrsg"). Nel caso di libri usciti in più ristampe, si dovrebbe normalmente citare l'anno della prima; se si tratta di edizioni diverse (cioè con testo cambiato, o numerazione delle pagine diversa) è corretto citare l'anno della edizione che si sta usando, fornendo anche l'indicazione dell'anno della edizione originale: p.es. La terra del rimorso, Milano, Il Saggiatore, 1999 (ed. orig. 1961). Nel caso di volumi tradotti in italiano, la forma più corretta di citazione è quella che fa riferimento all'edizione originale in altra lingua, facendo seguire l'indicazione della traduzione italiana, come nel seguente esempio:

 

 

- Moores, S., Interpreting Audiences. The Ethnography of Media Consumption, London, Sage, 1993 (trad. it. Il consumo dei media. Un approccio etnografico, Bologna, Il Mulino, 1998).  

Un'alternativa meno precisa (nel caso ad esempio non siano noti gli estremi dell'edizione in lingua originale) è citare la traduzione italiana, aggiungendo però fra parentesi almeno l'anno della edizione originale: Moores, S., Il consumo dei media. Un approccio etnografico, trad. it. Bologna, Il Mulino, 1998 (ed. orig. 1993).

 

 

 

b)      Citazione di articoli e brevi saggi pubblicati su rivista.  I campi sono i seguenti:

- cognome dell'autore

- nome dell'autore, per esteso o soltanto le iniziali puntate

- titolo del saggio, in tondo e fra virgolette

- titolo della rivista, in corsivo

      - numero dell'annata della rivista e, eventualmente, numerazione interna all'annata: p.es. 24 (3)   

         vuol dire terzo numero della 24.a annata di una rivista)

- anno di edizione

- numerazione delle pagine del saggio.

Esempio:

 

 

Stolcke, V., "Talking culture. New boundaries, new rhetorics of exclusion in Europe", Current 

    Anthropology, 36 (1), 1995, pp. 1-24 

 

 

 

c)      citazione di un breve saggio contenuto in un volume antologico:

  - cognome dell'autore

  - nome dell'autore , per esteso o soltanto le iniziali puntate

  - titolo del saggio, in tondo fra virgolette

  -  "in" e segue l'indicazione del volume come al punto a), con curatore, titolo, luogo di edizione

  - anno

  - numerazione delle pagine del saggio citato.

 Esempio:

 

 

Abu-Lughod, L., "Writing against culture", in R.G. Fox (ed.), Recapturing Anthropology. Working in the Present, Santa Fe, New Mexico, School of American Research Press, 1991, pp. 137-162

In certi casi può essere opportuno citare insieme le diverse edizioni di un singolo testo, p.es. uscito inizialmente su rivista e poi ricompreso in un volume. Esempio: 

Appadurai, A., "Patriotism and its futures", Public Culture, 5 (3), 1993, pp. 41-29, poi in Id., Modernity at Large: Cultural Dimensions of Globalization, Minneapolis-London, University of Minnesota Press, 1996, cap. 7 (trad. it. Modernità in polvere, Roma, Meltemi, 2001).

 

 

Per quanto riguarda la citazione di dispense o altri materiali didattici, oppure tesi di laurea non pubblicate, i criteri da seguire sono gli stessi, salvo sostituire all'editore l'istituzione di provenienza (p.es. Università di Roma "La Sapienza", a.a. 2000-2001)

 

Nel caso che le citazioni all'interno del testo siano effettuate con il metodo autore-data (vedi sopra: p.es. Appadurai 1993), i riferimenti bibliografici apposti alla conclusione del testo dovranno seguire gli stessi criteri, anteponendo però la data. Esempio:

se nel testo si trovano le indicazioni (Appadurai 1993, 1996, 1998), in bibliografia finale andrà indicato:

 

Appadurai, A.

1993   "Patriotism and its futures", Public Culture, 5 (3), 1993, pp. 41-29

1996   Modernity at Large: Cultural Dimensions of Globalization, Minneapolis-London,

           University of Minnesota Press, 1996 (trad. it. Modernità in polvere, Roma, Meltemi,  

           2001).

1998       "Dead certainty: Ethnic violence in the era of globalization", Public Culture, 10 (2),                   

            pp. 225-247

 

 

Se nel testo si citano autori con lo stesso cognome, si aggiungeranno le iniziali del nome per identificarli (p.es Lewis I.M. 1971, Lewis G. 1980) Se si devono citare due o più opere dello stesso autore uscite nello stesso anno, saranno contraddistinte da "a", "b", "c" etc.: p.es. (Fiske 1989a), (Fiske 1989b), e nei riferimenti bibliografici finali:

 

Fiske, J.

1989 a    Reading the Popular, Boston, Unwin Hyman

1989 b    Understanding Popular Culture, London, Routledge.

 

 

 

L'anno da usare per la chiave autore-data è di norma quello dell'edizione originale. Se però ad essere citati sono testi classici, molto noti nella storia del pensiero e usciti in numerosissime edizioni e traduzioni,  può essere più sensato indicare l'anno della edizione che si sta usando.  Es.:

Hume, D.,

1975   Trattato sulla natura umana, trad. it. a cura di E. Lecaldano, E. Mistretta, Bari, Laterza, (ed.

           orig. 1739). 

 

 

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[1] D. Chaney, Fictions of Collective Life. Public Drama in Late Modern Culture, London, Routledge. 1983, p. 181